torna a letture & link

RUOLI MASCHILI E MASCOLINITA'
NELLA PROSPETTIVA DI UNA CULTURA DI PACE

UNESCO - Oslo 24/28 settembre 1997
                                  Traduzione di Maria G. Di Rienzo                         pag. 2

       


RIASSUNTI DEGLI STUDI PRESENTATI

ARMI ED UOMINI
Robert Connell

L'evidenza che sono gli uomini i maggiori agenti della violenza nel mondo è schiacciante e, in molte società, la violenza è mascolinizzata. Le nuove ricerche sulle mascolinità dimostrano che esse si formano in diverse strutture relazionali e sociali: esse generano molteplici forme di mascolinità, incluse quelle non violente. Tuttavia, le gerarchie che intessono i rapporti fra maschi tendono a subordinare i meno aggressivi. Le mascolinità sono incorporate nelle istituzioni, nelle culture e nelle vite personali; esse sono dinamiche ed in costante cambiamento. Ciò ci dà la speranza di poter agire relazioni di genere più pacifiche. Le strategie educative devono essere rispettose, ma devono domandare un sostanziale cambiamento: a nessun uomo si chiede di uniformarsi ad un "nuovo carattere dominante", ma di muoversi verso una maggior democraticità nella gestione dei rapporti di genere. Modelli di tali relazioni già esistono ed è importante portarli alla luce.


LA NUOVA IDENTITA' MASCHILE FRA CRISI E RIDEFINIZIONE
Gioia Di Cristofaro Longo

Il processo di ridefinizione delle identità maschili e femminili è stato asimmetrico: per le donne esso è in progresso, per gli uomini è appena cominciato. Tuttavia, un processo storico si è ormai avviato e potrà condurci ad un bilanciamento delle relazioni di genere che è fondamentale per la prospettiva della risoluzione pacifica dei conflitti e per la costruzione di una cultura della pace. L'eliminazione delle discriminazione e dell'ingiustizia di genere è il primo passo verso tale cultura. Il secondo è la creazione di un'identità basata sull'equità di genere. Oggi vi è un'aumentata consapevolezza da parte di molti uomini nello scoprire/riscoprire i termini e i valori della propria specifica mascolinità, atto che sfida i condizionamenti e gli stereotipi.


GLI UOMINI ED IL POTERE ECONOMICO
Alberto Godenzi

Per sviluppare una cultura di pace bisogna rendere stabili le condizioni che favoriscono tale sviluppo. Poiché la cultura di pace è principalmente il risultato dell'interazione fra esseri umani e poiché lo stesso concetto di pace connota le relazioni egualitarie, l'equità fra donne ed uomini è una condizione cruciale. L'ineguaglianza è una forma strutturale di violenza. L'autore ritiene che il principale indicatore dell'eguaglianza sia il livello economico, ove lo sbilanciamento fra donne e uomini è più evidente. Una trasformazione verso l'equità in senso economico contribuirebbe grandemente ad una cultura di pace.


GENERARE LA PACE: SULLE MASCOLINITA' DI PACE E LE MASCOLINITA' DI GUERRA E GLI ORDINI PATRIARCALI
Øystein Gullvåg Holter

Per poter promuovere cambiamenti positivi fra gli uomini, le mascolinità devono essere interpretate nei loro contesti sociali e culturali, distinguendo le differenziazioni e gli aspetti stratificati del sistema dei generi. Il documento discute e spiega gli schemi di ineguaglianza patriarcali che si fondano su dominio maschile, aggressione e violenza. Essi devono essere identificati se si vuole fare spazio al cambiamento e muoversi verso una cultura di pace.


LAVORANDO CON GLI UOMINI E I RAGAZZI PER SFIDARE IL SESSISMO E PORRE FINE ALLA VIOLENZA MASCHILE
Michel Kaufman

La violenza degli uomini ha le sue radici non nella biologia, ma negli imperativi di una società patriarcale. Ciò è evidente a tutti i livelli in cui si dà relazione tra uomini (dalle relazioni fra le nazioni al campo sportivo); è evidente nel rapporto donne/uomini, in quello adulti/bambini, nelle strutture economiche e nella relazione con l'ambiente (relazione che è spesso stata descritta come uno stupro). Questa violenza è interiorizzata dagli uomini, in modo inconscio, come la definizione dominante di mascolinità, persino da quella maggioranza di uomini che non agisce mai in modo violento. Lo sviluppare una cultura di pace richiede pertanto una risposta articolata. E' necessario sfidare i modi in cui la violenza patriarcale si estende nel tessuto della società e nelle interazioni umane. Il documento presenta ed esamina due studi effettuati su gruppi di ragazzi ed uomini con cui si è lavorato per porre fine alla violenza contro le donne ed alla violenza nelle relazioni fra uomini.


I RUOLI MASCHILI ED IL COMPIERSI DELLA TRAGEDIA SOMALA
Hassan Keynan

Il contributo esplora il nesso fra la cultura somala, pervasa dal dominio maschile, ed il protrarsi del conflitto che ha devastato la Somalia. La cultura somala è basata su tre tradizioni: il sistema dei clan, l'Islam e l'influenza occidentale, un insieme inequivocabilmente maschile. Esso marginalizza ed esclude le donne in tutti gli aspetti della vita pubblica: sociale, economico e politico. Il documento attesta però che la cultura somala incorpora comunque una cultura di pace sotterranea: quella delle donne, che se portata alla luce, sostenuta ed incoraggiata potrebbe allargare gli orizzonti di pace in Somalia.


RIDURRE LA VIOLENZA DEGLI UOMINI: IL PERSONALE INCONTRA IL POLITICO
Michael Kimmel

L'autore indaga le connessione fra i livelli micro e macro istituzionali e l'origine della violenza maschile basandosi sugli esempi dei nazionalismi etnici e della violenza domestica. Egli ne deriva che l'origine della violenza non si situa nell'esperienza del potere da parte degli uomini (e cioè nell'espressione della dominazione come manifesta) ma piuttosto nell'esperienza duale che comprende il sentimento di impotenza e il senso di diritto al potere. Questa analisi consente l'identificazione dei tipi di uomini che sono più inclini a unirsi ai movimenti nazionalisti e a commettere atti di violenza contro le donne. L'autore esamina poi diverse culture in cui la violenza maschile (nei suoi macro e micro aspetti) è straordinariamente bassa. Ciò che emerge dalle ricerche incrociate è che la violenza si abbassa tanto più quanto si configurano relazioni equanimi fra maschi e femmine, tanto più quanto l'autonomia delle donne è alta, tanto più quanto il livello della partecipazione maschile ai processi di cura è elevato e tanto più quanto la mascolinità può accedere a più definizioni.


I NOSTRI RAGAZZI MIGLIORI": IL COSTRUIRSI DELLA MASCOLINITA' NELLA SOCIETA' ISRAELIANA
Uta Klein

L'esercito, in Israele, è il principale agente sociale nella formazione dei ruoli di genere, costruendo la mascolinità come mascolinità militare, ed è anche la principale fonte che mantiene l'ineguaglianza di genere. L'ethos sionista della mascolinità ideale (rigidità, forza fisica) si costruisce come reazione alla lunga storia di persecuzione del popolo ebraico; segni di "debolezza" sono considerati delle minacce all'identità maschile. La situazione politica di conflitto arabo-israeliano intensifica questo processo. Nelle società che vivono uno stato di guerra, gli appelli all'unità sono le principali ragioni per estromettere la questione di genere dall'agenda politica. La partecipazione delle donne al movimento per la pace, in Israele, è altissima. Secondo questo lavoro, la demilitarizzazione della società dev'essere lo scopo primario da raggiungere: dissolvendo la "mentalità da assedio" che conduce ad una definizione egemonica di mascolinità, transitando dalla logica militare alla logica civile e dalla "mascolinità combattente" alla "mascolinità multidimensionale".


ISTRUZIONE PER GLI OPERATORI NELLE AZIONI DI PACE: COME VIENE VISSUTO IL RUOLO DI DONNE E BAMBINI
Bo Loggarfve

Il documento spiega come le istanze di genere vengono riflesse nelle differenti fasi dell'addestramento delle forze svedesi impegnate in operazioni umanitarie, dal coinvolgimento nel programma "Salviamo i bambini" all'attenzione posta al vivere fra le popolazioni locali e al Codice per gli Osservatori di pace delle Nazioni Unite, che è intessuto delle questioni di genere in maniera molto coerente.


GLI UOMINI DEL SUDAFRICA NELL'ERA POST-APARTHEID: RISPOSTE, PERICOLI E OPPORTUNITA'
Robert Morrell

L'impressione che si ricava, almeno dai comunicati che il governo rilascia ai media, è che il Sudafrica del post-apertheid sia, a livello di relazioni fra i generi, uno dei paesi più progrediti del mondo. Sebbene ci siano senz'altro delle verità in questo quadro, la realtà è un po' differente. Sebbene ci si trovi in presenza di una nuova Costituzione che proibisce per statuto le discriminazioni di genere e di orientamento sessuale, persistono alti livelli di crimini violenti ed aggressioni sessuali, mentre il potere maschile resta incontrastato. Il documento esamino l'impatto sugli uomini delle politiche designate a facilitare l'avanzamento femminile. I cambiamenti allo stato patriarcale di fatto sono in corso, ma sono anche contestati; le risposte della popolazione ai cambiamenti sociali, politici ed economici sono molteplici. Un dato positivo è che vi sono ormai differenti versioni delle "mascolinità desiderabili": mascolinità orientate alla pace stanno emergendo e si danno forme diverse; vi sono modelli quali Nelson Mandela, Premio Nobel per la pace, e i gruppi di giovani ex picchiatori delle loro ragazze che hanno lavorato alla propria "riforma". Molte differenti iniziative di questo tipo stanno danno apprezzabili risultati e vanno verso il superamento di un modello rigido ed unico di mascolinità e dei ruoli prescrittivi.


I CAMPI DELL'ESCLUSIVITA' DI GENERE: LA COSTRUZIONE DELL'ORIENTAMENTO MASCHILE VERSO LA VIOLENZA NEI PROCESSI EDUCATIVI
Mirjana Najacevska

Se il futuro, come sembra, vedrà un ingresso più significativo delle donne nella vita pubblica ed in altri spazi generalmente considerati "maschili", possiamo ragionevolmente aspettarci l'adozione di punti di vista, approcci e prospettive differenti riguardo a questioni quali la violenza, la guerra e la pace. Tuttavia, non dobbiamo per questo assumere che sia sufficiente l'eguale partecipazione alla sfera decisionale e pubblica a garantirci il cambiamento: resteremmo intrappolate/i di nuovo negli stereotipi se assumessimo che le donne sono "per natura" pacifiche o se identificassimo la pace con la passività. L'autrice ritiene che le differenti visioni di uomini e donne sulle istanze di pace hanno le loro radici nel differente peso sociale dell'essere maschio e dell'essere femmina e non possono essere attribuite a caratteri psicologici "immanenti" nei sessi.


DECOSTRUIRE LE MASCOLINITA' MILITARI: RELAZIONI DI GENERE E MEMORIE DELLE DONNE (Seconda Guerra Mondiale, Guerra in Afghanistan)
Irina Novikova

E' opinione comune, nell'ex Unione Sovietica, che i maschi siano stati "castrati" ed effeminati dalle politiche sull'equità di genere e che il loro senso storico di se stessi sia andato perduto e debba essere restaurato. Le relazioni sociali che si danno in questo contesto sono determinate dall'ideologia maschile e dal fondamentalismo nazionalista. L'antifemminismo è pure molto presente. La costruzione di mascolinità che ne consegue è un ibrido tra le immagini "tradizionali" e quelle correlate al passaggio dall'economia di stato a quella di mercato. I progetti di mascolinità che tale immaginario rappresenta vanno dall'esaltazione del Soldato quale salvatore del pianeta, uomo forte e coraggioso, alla celebrazione dell'eroe delle nuove tecnologie. Lo studia indaga quale influenza ha questo tipo di rappresentazione sulle vite e le posizioni sociali delle donne, a partire dalla narrazione autobiografica delle stesse: la politica della maternità diviene un pilastro centrale dell'economia di guerra, economia attorno alla quale si costruiscono le ideologie del mascolino e del femminino e che prevede, per le donne, l'abbandono di qualsiasi tipo di attivismo e la recita del ruolo virtuoso di spose e madri.


UOMINI ED EQUITA' DI GENERE NEI PAESI NORDICI
Knut Oftung

Il contributo fornisce esempi di come gli uomini possano essere visti da una prospettiva di genere, e presenta i problemi che sorgono quando si interrogano i ruoli degli uomini visibili nella politica. Nel contesto dei paesi nordici va tenuto conto che si trova in presenza di forme di economia mista, dove è del tutto accettabile che gli stati usino delle risorse per perseguire politiche di equità. L'autore ritene centrale la questione di genere per la costruzione di una cultura di pace. Il documento si focalizza altresì sui differenti aspetti che la vita degli uomini presenta, sui modi in cui bambini e ragazzi vengono cresciuti, sulle forme dominanti di mascolinità e sull'assenza di responsabilità di cura nella maggior parte delle vite maschili. Queste ultime sono una parte rilevante dello sviluppo dei nuovi modi di "essere uomo" e giocheranno una parte importante, in futuro, nel creare una cultura di pace: i nuovi ruoli del maschile, connessi alle pratiche della cura e dell'ascolto, possono configurarsi come salvaguardia e risposta alle forme più barbare del capitalismo.


CERCANDO LA NOSTRA IDENTITA'
Daniel Ríos Pineda

L'autore sottolinea come sia urgente creare processi di socializzazione nelle nuove generazioni che si rifacciano a schemi di sensibilità di genere, dove la cultura della pace prevalga su quella della violenza (contro le donne, i babmbini/le bambine e gli altri uomini), dove non vi sia discriminazione, dove si stabiliscano relazioni di equità e giustizia: non solo nei diritti riconosciuti ai cittadini/alle cittadine dagli Stati, ma anche e soprattutto nella vita di ogni giorno, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. Le specifiche politiche tese al raggiungimento dell'equità di genere, peraltro apprezzabili, si sono centrare sulla sfera pubblica, mentre nella sfera privata (nella famiglia) vengono costantemente riprodotti proprio quei "valori" che dobbiamo sradicare per raggiungere una cultura di pace.


I FATTORI CULTURALI NELLA SOCIALIZZAZIONE SENSIBILE AL GENERE: VERSO UNA CULTURA DI PACE
Lourdes Quisumbing

Lo studio riafferma la visione per cui i ruoli cosiddetti "maschili" e "femminili" sono costruiti socialmente e culturalmente, e non già biologicamente predeterminati. Le differenze e le diversità che esistono fra le varie donne (e le varie femminilità) e i vari uomini (e le varie mascolinità) possono incontrarsi anziché escludersi l'un l'altra. Eguaglianza, ma non uniformità; condivisione, ma non superiorità/inferiorità; valorizzazione di ambo i sessi, ma non dominazione di un sesso sull'altro. I ruoli ascritti al genere hanno la loro radice nella socializzazione primaria che avviene in seno alla famiglia: questi ruoli sono i risultati degli schemi educativi culturali e sociali e delle norme e aspettative dei genitori. L'essere umano è il prodotto delle proprie significative relazioni con gli altri/le altre, a partire dall'infanzia sino alle interazioni con la società adulta: lo sviluppo della personalità è iscritto nella matrice delle esperienze interpersonali. L'identificazione ed il rinforzo delle pratiche e dei valori sensibili al genere, sono l'approccio per trasformare l'apprendimento dell'individuo in modo olisitico e dirigerlo verso la tolleranza, la giustizia e la pace.


LA PERCEZIONE NEGATIVA DEGLI INTERVENTI SUL GENERE: "IMPOVERIMENTO" DEI RUOLI MASCHILI COME MINACCIA ALLA PACE
Constantina Safilios-Rothschild

Gli uomini, in particolar modo nei paesi in via di sviluppo, percepiscono i cambiamenti nei ruoli come negativi, particolarmente se credono per questo di stare perdendo il loro ammirato status di "procacciatori di cibo" e "protettori". Come i recenti studi sull'Africa hanno comprovato, avere molte mogli, molti figli e molte amanti viene ancora percepito come prestigioso simbolo di mascolinità. Al presente, le campagne sulla pianificazione familiare stigmatizzano questo atteggiamento come irresponsabile e l'AIDS ha reso l'essere donna (e l'avere molte/i amanti), in Africa, assai pericoloso. La crisi degli uomini nei paesi in via di sviluppo si basa sul desdierio di essere sicuri che la loro identità sia separata, radicalmente differente da quella delle donne, e tale identità deve basarsi sulla rigidità dei ruoli ascritti al genere e prevedere per essi ammirazione, stima, necessità della loro presenza, amore. La maggioranza degli uomini poveri, privi di risorse anche in senso educativo, si rivolgono facilmente alla violenza come soluzione del problema. L'autrice raccomanda che i programmi tesi all'equità di genere, nei paesi in via di sviluppo, comprendano un supporto psicologico atto a dare valore alle nuove mascolinità.


MASCOLINITA' "A LA RUSSE"
Andrei Sinelnikov

La storia dell'USSR dimostra che le ideologie progressiste, in assenza del lavoro pratico, non possono cambiare la realtà patriarcale. E' il caso dell'uguaglianza fra i sessi, un diritto costituzionale che non si è mai realizzato nella vita vera. Il collasso dell'Unione Sovieta ha inoltre rivelato che sotto la superficie dell'ideologia comunista si intessevano altri sistemi ideologici, connessi con gli scopi del patriarcato. Ma la situazione, dice l'autore, è ben lungi dall'essere statica: è anzi in continuo mutamento. L'attenzione sulla questione di genere e sulla violenza contro le donne è in aumento; il movimento delle donne è in crescita e cominciano ad apparire in Russia i primi gruppi di uomini sostenitori del movimento delle donne.


CACCIARE, COMANDARE, SACRIFICARE: PRATICHE "TRADIZIONALI" MASCHILI NELLE CULTURE BALCANICHE CONTEMPORANEE
Svetlana Slapak

Durante la recente guerra nell'ex Jugoslavia, gli osservatori stranieri hanno spesso avuto difficoltà nel capire i comportamenti degli individui, la rappresentazione degli stati, i gruppi etnici e sociali. Lo studio indaga i comportamenti ascritti alla tradizione per i maschi nei Balcani: la rivalutazione di relazioni di dominio fra i generi era purtroppo presente persino nei gruppi pacificisti in Serbia, Croazia e Bosnia e fra gli Albanesi nella regione del Kosovo. L'autrice discute il fenomeno basandosi su tre attività ritenute fondanti dell'identità maschile nei Balcani dopo l'avvento del patriarcato: cacciare, comandare e sacrificare. Molti comportamenti dei "guerrieri" odierni sono riallacciabili a tale schema: le azioni paramilitari non organizzate, la cattura di prigionieri da mostrare in pubblico, lo stupro delle donne come segno di possesso del territorio, i "giochi" di caccia, i tabù e le interdizioni nei confronti di speciali prede umane.


NE' VITTIMA NE' CARNEFICE
Judith Stiehm

Lo studio affronta due argomenti. Il primo è l'effettivo monopolio maschile sulla forza sociale legittimata (polizia, esercito). Il secondo tratta dei modi in cui assicurarsi che il personale di tale forza sociale protegga i membri della comunità invece di divenire un pericolo o un problema. L'essere in presenza di una forza sociale legittimata "ne' maschile ne' femminile" aiuterebbe a rompere la connessione fra mascolinità e violenza. E' essenziale perciò che le donne partecipino alla formazione delle politiche (insegnamento, assunzione) che guideranno le azioni di polizia ed eserciti.


MASCOLINITA' E RAZZISMO
Georg Tillner

La mascolinità è un'identità (una parte di essa) ma non può essere intesa come il fulcro essenziale di una persona, essendo essa il risultato di una serie di pratiche. La mascolinità a disposizione, attualmente, ha come fondante una "richiesta di dominio" o un "sentirsi naturalmente titolari di potere": la mascolinità diventa quindi la nozione e la pratica dell'identità come potere/dominazione. Questo si dà non solo nella relazione fra uomini e donne, ma anche fra le differenti etnie. Il razzismo può essere descritto anch'esso come una "richiesta di dominio" ed è usualmente correlato ad una specifica nozione di mascolinità. Una politica contro la violenza dovrebbe mirare a modificare i comportamenti umani e dovrebbe tenere presenti le relazioni di dominio esistenti: un progetto versa una cultura di pace deve basarsi su un'etica della differenza, che permette il rispetto dell'alterità ed il riconoscimento delle somiglianze (di genere, etniche, ecc.), somiglianze intese non come "universalizzanti" ma come possibilità in un processo di negoziazione.


COME CAMBIARE L'APPROCCIO TRADIZIONALE MASCHILE ALLE POLITICHE INTERNAZIONALI
Marysia Zalewski

Lo studio attesta come al progredire delle nostre conoscenze nel campo delle mascolinità e delle complessità ad esse correlate, corrisponda una maggior comprensione dei soggetti "maschio" e "politiche internazionali". L'autrice mostra i differenti modi in cui si è uomini e donne nelle pratiche politiche internazionali, e come la struttura gerarchica dei generi e delle sessualità intessa tali pratiche. Ella raccomanda che l'educazione al genere, nel suo senso più ampio, divenga studio obbligatorio nel sistema educativo.

       
Torna all'inizio della pagina

torna a letture & link

Copyright © 2004-2005 Medici Del Mondo Sezione Centrosud - Pagine ottimizzate per visione 1024x768