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Mentre i ruoli e lo status delle donne sono stati ampiamente dibattuti nel corso degli ultimi 10 anni, i ruoli e lo status degli uomini sono stati discussi assai meno. Recentemente, tuttavia, la questione delle mascolinità è stata dibattuta ed indagata in numerose pubblicazioni e l'importanza delle prospettive di genere, come sottolineato fortemente dalla Piattaforma d'Azione di Pechino e dall'incontro dell'Ecosoc nel luglio 1997, è maggiormente compresa.
In un mondo in rapida trasformazione, caratterizzato dall'alto rischio di disoccupazione, marginalizzazione ed esclusione, la connessione dell'identità maschile alle posizioni di potere ed al potere decisionale nella sfera pubblica ed in quella privata, sembra creare frustrazioni e problemi di tale portata da mettere a rischio le trasformazioni da cultura violenta a cultura di pace.
Basandosi sulla letteratura esistente e sulle teorie conosciute in rilevanti discipline accademiche e campi interdisciplinari, il nostro incontro, che ha messo insieme studiosi/e della pace e del genere e attivisti/e con esperienza nell'insegnamento della non violenza a gruppi di uomini, esamina i fattori correlati al genere che ostacolano o favoriscono il muoversi verso una cultura di pace. Il nostro incontro ha anche esplorato lo sviluppo dei nuovi tipi di mascolinità, più egualitari ed orientati alla condivisione, che si oppongono alle aspettative tradizionali e stereotipate riguardo alla mascolinità, aspettative che conducono all'accettazione del dominio, del controllo, dell'aggressività e della violenza.
Il convegno ha sottolineato le dolorose conseguenze che una definizione rigida e stereotipata della mascolinità e della femminilità porta con sé: ruoli di dominio e sottomissione, addestramento dei bambini maschi alla rudezza ed al dominio, condizioni sociali, culturali ed economiche che producono unicamente violenza. Abbiamo esplorato le pratiche che riducono la violenza degli uomini, e le possibilità nel crescere i bambini ed i ragazzi in modi che valorizzino le qualità necessarie per costruire una cultura di pace (come il responso emotivo, la cura, le tecniche di comunicazione).
In questo convegno abbiamo lavorato per raggiungere gli scopi raccomandati dalle Nazioni Unite, dall'Unesco stessa, dai suoi stati membri e dalle organizzazioni non governative, in altre parole l'adottare misure pratiche per lo sviluppo di una cultura di pace sensibile al genere, in relazione alla società ed alle sue istituzioni (famiglia, sistema educativo, media, sistema politico, strutture militari e religiose). Speciale attenzione è stata data alle tecniche per agire e risolvere i conflitti senza ricorso al comportamento violento.
L'incontro è stato progettato come primariamente europeo. Partecipanti dai cinque continenti hanno comunque assicurato una prospettiva più ampia. Hanno contribuito all'incontro 60 partecipanti di 30 paesi, inclusi: 17 esperti, 6 relatori con esperienza sul campo, 15 osservatori internazionali (da OGN, ONU e governi), 20 osservatori norvegesi.
Sommario delle istanze e dei temi trattati
1) Perché gli uomini e le mascolinità sono un'istanza per una cultura di pace.
E' un dato notorio che la maggioranza dei soldati del mondo sono uomini. Sono gli uomini, altrettanto esclusivamente, che prendono le decisioni che danno inizio alle aggressioni internazionali ed alle guerre civili. Ed è noto che gli uomini sono i maggiori responsabili di crimini privati e violenze domestiche. Gli uomini sono al centro di un simbolismo violento che pervade i mass media, gli sport e la retorica politica.
Nelle situazioni di conflitto armato, nelle situazioni in cui viene accentuato il nazionalismo etnico e nei movimenti razzisti, le polarizzazioni di genere sono tipiche, com'è tipico l'incoraggiamento affinché gli uomini mostrino un comportamento di dominio e aggressione. E' comune all'addestramento militare di tutto il mondo il connettere la mascolinità alla brutalità, e lo screditare i sentimenti di paura o la sensibilità come "non maschili".
Chiaramente, delle connessioni fra mascolinità e violenza ci sono: riconoscere questo non significa però ne' che tutti gli uomini siano violenti, ne' che gli uomini siano naturalmente violenti (entrambe le tesi sono state rigettate da tutti/e gli/le esperti/e presenti al convegno).
I problemi che ci siamo posti erano: In che maniera gli uomini, come esseri segnati dalla differenza di genere, possono essere condotti a costruire una cultura di pace? Quali modi alternativi di "essere uomo" possono trovare? Come, in special modo, si può indurre al cambiamento le mascolinità violente?
2) Difficoltà e trabocchetti
Lavorare su questi temi fra uomini può necessitare approcci differenti da quelli che conosciamo come familiari nei programmi rivolti alle donne e presentare alcune difficoltà.
Le istanze connesse alla mascolinità, così come vengono presentate dai media, sono facilmente mistificabili. Chiedere il cambiamento può essere presentato come un ingiusto deprecare tutti gli uomini per la violenza, implicando che gli uomini sono intrinsecamente malvagi o che le donne sono intrinsecamente migliori. Il mostrare questo tipo di visione serve ad allontanare la maggior parte degli uomini da qualsiasi programma di cambiamento. In alternativa, la mascolinità viene presentata come un modo per giustificare ogni uomo violento, giacché il comportamento di quest'ultimo sarebbe attribuibile unicamente ad una mascolinità "naturale" e non modificabile.
In risposta a queste mistificazioni, gli esperti e le esperte presenti al convegno hanno sottolineato la necessità di focalizzarsi sulle caratteristiche sociali della mascolinità che conducono gli uomini alla violenza ed alla istituzione di ideologie e teorie che rinforzano le mascolinità aggressive. Questo tipo di approccio, lungi dal deprecare o giustificare, si centra sulla prevenzione della violenza e sulla costruzione di alternative positive.
Muoversi verso l'equità e l'equanimità di genere è una parte importante della cultura di pace. Cooperazione e dialogo fra donne ed uomini creano nuove conoscenze e cambiamenti positivi. Perciò i programmi indirizzati ai ragazzi ed agli uomini non devono in alcun modo competere per il loro finanziamento con quelli indirizzati alle ragazze ed alle donne: i nuovi programmi per gli uomini non devono diventare parte del "contrattacco" alla pressione femminista per un'equità di genere.
Un altro genere di problema concerne la predominanza della ricerca occidentale nei concetti e nei recenti dibattiti sulla mascolinità. E' importante che le differenze culturali ed i saperi locali vengano riconosciuti. Non possiamo però fare a meno di notare, in un mondo che si va globalizzando, l'egemonia di alcune teorie occidentali sul genere maschile ed il loro (spesso distruttivo) impatto sulle culture non occidentali. Queste teorie operano in un'arena globale, mentre la maggior parte dei programmi indirizzati al cambiamento operano solo localmente. Le organizzazioni internazionali come l'UNESCO considerano quindi vitale farsi carico del problema.
3) Nuove ricerche e discussioni politiche
Gli sforzi per creare una cultura di pace hanno ora un'importante nuova risorsa in tutta una serie di studi e di discussioni politiche sulla mascolinità.
Una nuova produzione di ricerche socio-scientifiche sugli uomini e la mascolinità è emersa, in molte parti del mondo, negli ultimi 10 anni. Tale produzione comprende studi di sociologia, etnografia, storia, psicologia, criminologia e sui sistemi educativi. Queste ricerche ci hanno condotto alla comprensione de:
Le differenti mascolinità esistenti;
La costruzione della mascolinità nell'infanzia e nella vita sociale;
Le gerarchie e le relazioni di potere fra uomini, e le più vaste strutture del patriarcato che creano la discriminazione di genere;
Il costituirsi istituzionale della mascolinità;
I cambiamenti storici e psicologici nella mascolinità.
Queste ricerche hanno fornito nuovi contributi alla comprensione della relazione fra i generi e della posizione maschile. I teorici hanno affrontato le questioni dell'identità di genere, delle circostanze economiche correlate agli uomini e degli schemi in cui si costruisce la sessualità maschile. Tale lavoro aiuta a "rendere visibili le mascolinità" e ciò sostiene sia le iniziative pratiche sia le discussioni politiche.
Per più di dieci anni, ci sono state campagne in un numero consistente di paesi per ridurre la violenza maschile, in special modo quella domestica e lo stupro. I dibattiti hanno portato alla luce le istanze dell'educazione dei bambini e dei ragazzi, della salute maschile, del coinvolgimento degli uomini nel lavoro "sul campo". In pochi paesi, le istanze concernenti le mascolinità hanno cominciato a presenziare sui documenti che concernono il genere e l'istruzione scolastica. Ora abbiamo nuove risorse di conoscenza empirica, nuovi concetti ed esperienze pratiche per affrontare la relazione fra mascolinità e pace.
3) Come possiamo comprendere le mascolinità?
Durante il convegno abbiamo discusso sui modi tradizionali e su quelli nuovi di intendere le mascolinità. Vi è stato unanime accordo sul fatto che il sesso biologico non spiega nulla: le differenze biologiche sono differenze biologiche, mentre gli schemi della violenza richiedono spiegazioni sociali e soluzioni sociali.
Il concetto del "ruolo del sesso maschile" aiuta a capire l'apprendimento sociale del genere (chiamato anche "socializzazione") e gli stereotipi attraverso cui i media e la cultura offrono ai ragazzi solo modelli aggressivi e molto riduttivi di mascolinità. Molti contributi al convegno hanno sottolineato la necessità di andare oltre ai "ruoli" stereotipati per abbracciare una visione più ampia della relazione fra i generi e delle mascolinità stesse. Nell'indagare le mascolinità dobbiamo indagare i modi della produzione economica, il potere, l'autorità, la sessualità e le emozioni, le identità ed i modi di comunicare.
Sono stati particolarmente sottolineati:
- L'influenza delle condizioni economiche Dove gli uomini hanno vantaggi economici rispetto alle donne, hanno un privilegio da difendere, che può essere difeso con violenza. I cambiamenti economici che mettono a rischio modi di vivere "tradizionali" per gli uomini, senza che vengano offerte alternative e senza essere accompagnati da un reale cambiamento socioculturale, rendono la violenza ed il militarismo delle opzioni attraenti;
- La complessità delle mascolinità Esse sono spesso interconnesse ad identità etniche o generazionali, e possono confrontarsi in modo molto violento. Una mascolinità egemonica può avere un grande prestigio sociale, eppure molti uomini non la raggiungono ne' desiderano farlo. Conflitti sociali e tensioni psicologiche fra le mascolinità possono condurre a violenza, ma possono anche produrre cambiamenti positivi. Una "cultura di pace latente" può essere rintracciata in molte di queste situazioni;
- L'importanza dei cambiamenti storici Le relazioni di genere sono dinamiche e possono cambiare rapidamente, come la storia dimostra: ma la mistificazione generale è che esse cambino molto lentamente o non cambino affatto.
Le mascolinità, quindi, non si stanno solo muovendo dal "tradizionale" al "moderno". Le giovani donne possono adottare il comportamento "tradizionale" maschile credendo di raggiungere più facilmente i propri scopi o l'eguaglianza. Nuove mascolinità militarizzate emergono oggi in stati e comunità che sono o si percepiscono "in pericolo". Persino il partecipare a "missioni di pace" può provocare questo tipo di risposta.
La globalizzazione in alcuni casi introduce come universali modelli occidentali di donne dedite al lavoro domestico (addomesticate) ed uomini competitivi/aggressivi; in altri casi crea salti di dislocazione al sistema patriarcale, che reagisce con la violenza.
5) In che modo le mascolinità si connettono alla violenza?
Ci sono molteplici cause che generano violenza (incluse lo spossessamento, la povertà, il nazionalismo, il razzismo) ed essa si sviluppa in situazioni diverse. Ci sono, peraltro, delle connessioni persistenti con il maschile, come risulta dei punti sotto indicati:
- Le convenzioni sociali, generalmente, mettono i mezzi della violenza (armi e addestramento militare) nelle mani degli uomini, non in quelle delle donne. Questo è vero sia per le armi di possesso privato, sia per quelle militari;
- Troppo spesso i gruppi sociali dei ragazzi, l'addestramento militare e i mass media promuovono una connessione diretta fra l'essere "un vero uomo" e la pratica del dominio e della violenza;
- Quando gli uomini sentono di essere titolari "naturalmente" di potere e status (in special modo rispetto alle donne) si arrabbiano parecchio se non riescono a raggiungere i "naturali" titoli loro dovuti. La reazione a questo senso di mancanza di potere può includere la violenza contro le donne, l'unirsi ad una banda criminale, a un movimento razzista, a un esercito o un movimento rivoluzionario che restauri la sensazione di "avere il controllo";
- I movimenti razzisti, etnico-nazionalisti ed estremisti spesso esprimono una richiesta di dominio che è centrata sulla figura dell'uomo, con la donna che recita da supporter e da "madre-del-guerriero". La pressione psicologica ad agire da "guerriero" o "cacciatore" è molto intensa;
- Il mantenimento di una mascolinità egemonica richiede il disprezzo per le altre forme di mascolinità e per le donne. Questo conduce spesso a forme di aggressione fra ragazzi e a seri episodi di violenza commessi dagli stessi nei confronti di uomini omosessuali.
Le mascolinità aggressive e dominanti possono essere una diretta fonte di violenza. In molti casi, le ideologie sulla superiorità di genere sono i modi in cui altre cause di conflitto vengono indotte ad uno sbocco violento. Quando le mascolinità violente vengono create e incoraggiate, il reclutamento nei loro ranghi di uomini e ragazzi può prolungare ed intensificare i conflitti armati. In tutti questi casi l'azione per muoversi verso altri tipi di mascolinità è una risorsa rilevante per costruire la pace.
6) Che tipo di cambiamento è necessario?
Ci viene spesso suggerito, con orrore, che riformare i generi e le loro relazioni significa trasformare gli uomini in donne; significa "castrarli", renderli deboli e incapaci di competere o di stare al mondo con orgoglio.
Risolvere il problema della violenza e costruire una cultura di pace certamente richiede dei cambi al modello egemonico di mascolinità: ma non richiede agli uomini di diventare deboli ed incapaci. Al contrario, l'opzione della violenza viene costruita e presentata come la più facile per la mascolinità o come la sola possibile.
Vogliamo sottolineare con forza che costruire la pace è un compito complesso e faticoso, che necessita gli sforzi congiunti di donne ed uomini: il senso di competenza che è così importante per molti tipi di mascolinità può essere connesso all'equità, invece che all'esclusività e anche la democrazia ha bisogno di abili tecnici.
I progetti educativi possono "risocializzare" ragazzi ed uomini, spingendoli ad adottare comportamenti non violenti che rimpiazzino quelli aggressivi. Questi stessi progetti possono aprire una vasto raggio di strade perseguibili e permettere ai ragazzi ed agli uomini di usare uno spettro più ampio delle loro capacità emozionali, comunicative e politiche: mostrando che esiste una varietà di modi di essere uomo, e permettendo loro di fare esperienza diretta della propria specifica diversità. I progetti educativi possono aiutare uomini e ragazzi a sviluppare la loro capacità di azione non violenta e far loro apprendere tecniche di pace piuttosto della tecniche di guerra e combattimento cui sono usualmente addestrati.
Uno sforzo educativo in questo senso non può essere compiuto isolatamente. Deve essere sostenuto in modo che uomini e ragazzi possano sperimentare la non violenza nella maggior parte delle esperienze di vita: ciò significa azioni volte a ridurre le gerarchie di genere e gli antagonismi che possono sfociare in violenza nelle occasioni sociali (arene pubbliche, media, sfera privata, luogo di lavoro, istituzioni).
Un esempio chiave della necessità di cambiamento è la formazione sociale dei corpi di pace. Essi sono attualmente gestiti da organizzazioni il cui staff è maschile, e la cui cultura è (spesso pesantemente) militarizzata e "maschile": perciò essi sono scarsamente in grado di agire i modi del confronto e della relazione. Qui c'è la necessità di cambiamento sia riguardo alla cultura organizzativa, sia riguardo la divisione sessuata del lavoro.
7) Come si ottiene il cambiamento?
La conclusione più importante delle ricerche recenti attesta che vi sono mascolinità differenti e che la forma dominante/violenta non è l'unica ne' è "naturale". Ci sono molti uomini non violenti, nel mondo, e molti di essi sono attivamente impegnati nel tentativo di ridurre la violenza.
Di seguito trovate alcuni esempi di gruppi di uomini coinvolti nella costruzione di una cultura di pace (gli esempi includono sia l'attivismo sociale che i programmi governativi):
1. La campagna canadese del "Nastro Bianco", un vasto programma di coinvolgimento della comunità per ridurre la violenza maschile contro le donne, ora transitato anche in altri paesi;
2. I congedi parentali per i padri e, nei paesi nordici, "il mese del papà", in cui si è insegnato ad un rilevante numero di uomini ad occuparsi dei bambini nei centri di cura per l'infanzia;
3. La Commissione Sudafricana per la verità e la riconciliazione e le azioni comunitarie come "Noi li ricorderemo" (una campagna sulle morti "di strada");
4. Gruppi antirazzisti ed antisessisti di uomini in un gran numero di paesi dalla Russia all'Australia e l'Organizzazione nazionale di uomini contro il sessismo negli USA;
5. Campagne e sforzi educativi per cambiare la cultura della violenza nei programmi occupazionali (in special modo per le forze di polizia) in Salvador e nelle Filippine;
6. Sviluppo di programmi specifici sul genere per i ragazzi nelle scuole australiane, in cui si affronta il tema della violenza come presentata nella letteratura e come agita nelle relazioni umane, e si incoraggiano i ragazzi ad analizzare le proprie diverse mascolinità.
Come si nota, siamo appena all'inizio del processo di cambiamento, ma alcuni princìpi significativi sono già emersi:
- E' importante rompere l'isolamento di genere: alcune attività vanno necessariamente indirizzate a gruppi di un solo genere, ma i programmi devono essere concordati da uomini e donne insieme;
- E' essenziale trovare modi rispettosi di lavorare con ragazzi ed uomini. Il rimprovero e l'antagonismo minano la costruzione della pace;
- Le cause istituzionali e strutturali della violenza devono essere attentamente considerate;
- I temi della pace e dell'equità di genere devono attraversare le diverse discipline scolastiche e non essere confinati in un'area specifica.
8) Nota conclusiva
Le ricerche condotte in modo serio sulle mascolinità sono relativamente recenti e la loro connessione alla pace è ancora più nuova. Questa istanza non riguarda un piccolo gruppo di uomini in posizione marginale: riguarda tutti gli uomini e - ovviamente - tutte le donne, poiché i generi interagiscono e tutti/e noi partecipiamo alla formazione della società ed agli "aggiustamenti di genere" in essa presenti.
Sebbene l'ammontare storico delle violenze perpetrate dagli uomini sia orripilante, le mascolinità differiscono molto l'una dall'altra e ci sono parecchi punti da cui il cambiamento può partire: molte esperienze riportate al convegno attestano che nelle vite personali uomini e donne tendono a muoversi spontaneamente verso l'equità e la non violenza se viene data loro l'occasione di farlo. Esse/i si arrestano dove gli stereotipi e gli schemi culturali bloccano la loro strada. Perciò, persino piccolissimi tratti di strada libera producono effetti considerevoli.
Nella discussione in cui abbiamo trattato le polarità di genere abbiamo anche scoperto come muoverci oltre esse: la "mascolinità" non è esaustiva del carattere di ogni uomo. Ciò che le donne e gli uomini condividono è molto più vasto di ciò che li divide: comuni abilità, linguaggio, istituzioni, interessi, responsabilità verso i bambini. La comune umanità che uomini e donne condividono è la base più importante per ottenere un futuro di pace.
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