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Da: "I maschi selvatici" - Armando Ermini
Data: sabato 21 febbraio 2004 0.29
A: Paolo Sarti
Soggetto: maschiperobbligo

Proseguo volentieri questo franco scambio di opinioni perchè ritengo utile e stimolante per tutti il confronto fra maschi. Purtroppo c'è da rilevare che su certi temi la sensibilità femminile è per certi aspetti superiore a quella maschile e questo deve certamente farci riflettere sull'eclissi della virilità che stiamo vivendo.
C'è un passaggio nel tuo messaggio sul quale è importante fermarci un attimo. Affermi giustamente di non voler alimentare l'assurda guerra fra i sessi. E' un concetto su cui concordo in pieno, perchè sono convinto che la virilità e la femminilità non si affermino, nella loro diversità e complementarietà, per contrapposizione, bensì facendo leva sulle proprie caratteristiche di genere.

C'è però da chiedersi chi, oggi, alimenta questa guerra.
Ti voglio fare due piccoli esempi d'attualità.

1) Ho visto il film di Margaret Von Trotta, Rosenstrasse. Una bellissima storia al femminile di un gruppo di donne ariane che si contrappongono al potere nazista che aveva loro strappato i mariti ebrei e che alla fine vincono. Una storia filtrata attraverso la ricerca della figlia di una delle protagoniste, una figlia che riesce a riannodare i fili della memoria della madre.
Come dicevo, molto brava la regista, che però ha inserito una scena in cui si diceva che mentre le donne ariane si erano battute per i mariti ebrei, non altrettanto avevano fatto gli uomini nei confronti delle moglie ebraiche. Allo spettatore (non solo a me) è arrivato così un messaggio di superiorità morale femminile e di una opposizione al nazismo da parte delle donne contrapposta al conformismo maschile.
Quel passaggio, oltre che inutile nell'economia complessiva del film, è storicamente falso. I regimi nazisti e fascisti hanno avuto una larghissima base d'appoggio femminile, come libri e ricerche testimoniano. In Italia (vedasi il volume di Maria Antonietta Macciocchi) le donne erano innamoratissime del macho Mussolini, ad esempio. E la resistenza a quei regimi ha visto protagonisti i maschi, morti a migliaia per riconquistare la libertà per tutti, anche per le donne.

2) Il 12 febbraio ho acquistato L'Unità, perchè mi interressava l'inserto colle prime pagine di quel giornale nelle ricorrenze decennali della fondazione. Ebbene, quel giorno c'erano 4/5 articoli tutti improntati ad una chiarissima contrapposizione fra generi. In particolare uno di questi (vertente sulla scarsa presenza femminile nelle istituzioni e che, fra l'altro riportava statistiche che ad una semplice analisi non stanno in piedi, ma questo è altro discorso e te lo risparmio), concludeva letteralmente "Bisogna dare una spallata a questa gerontocrazia fallocratica e tendenzialmente onanista". Se questo non è alimentare la guerra fra i sessi!!!!

E sono soltanto due esempi.
Il nostro sito riporta altro materiale, a cui stentiamo a tener dietro tanto è ripetuto e diffuso. Io trovo che ci sia un bisogno femminile di continuo confronto col maschile al fine di svalutarlo, che non vedo quasi mai al contrario.
Nelle storie maschili, es. Master & Commander o Il Gladiatore, non c'è un solo passaggio teso a stabilire una gerarchia di un genere rispetto all'altro.
In pubblicità, le immagini che mercificano il corpo femminile e lo descrivono con sguardo maschile, non sono però mai inserite in contesti di esplicita sottomissione all'uomo, come avviene invece all'inverso, fino alla violenza fisica.
Penso che questo bisogno di "abbattere l'idolo" denoti alla fin fine un irrisolto quanto inconscio (e immotivato) complesso d'inferiorità, che tuttavia alimenta la guerra di cui dicevi.

E' vero che ci sono anche uomini che questa guerra la vogliono, però attenzione, quella lettera che citavi può avere anche una chiave di lettura diversa.
Sul numero del 31 gennaio di Io Donna (Corriere della Sera), in una lunga intervista, Elisabeth Badinter (femminista storica francese), dice fra l'altro che "la donna detiene due veri poteri. Il primo è il potere ideologico, cioà morale, di autodefinirsi il Bene assoluto" (e qui cita l'esempio della legge europea sulle molestie sessuali). L'altro potere, "non è mai stato evocato dalle femministe e non ha un contropotere, perchè è totale ed assoluto, quello della riproduzione". Insomma "il potere dell'uomo (politico ed economico) è manifesto e limitato, quello delle donne invisibile ed illimitato".
Sono anni che diciamo queste cose, ma qui non ci interessa la primogenitura; semmai notiamo, con un po' di sconforto, che mentre gli uomini, con rare eccezioni, tacciono, sono alcune icone del femminismo (Doris Lessing, Wendy McElroy), ad iniziare un qualche ripensamento.
Il punto è che le parole della Badinter sul potere maschile e femminile sono adatte a spiegare uno stato d'animo diffuso fra i maschi, soprattutto i più giovani, che quella lettera esprime, a me sembra, con chiarezza. Lo stato d'animo di chi si sente sotto accusa per l'esclusività e l'oppressività del suo potere, ma che in realtà ha la sensazione che tale potere sia effimero, molto più apparenza che sostanza, e che quindi a queste accuse reagisce con rabbia inconsapevole, perchè inconsapevole è lo stato effettivo in cui si trova. Che è quello di chi non possiede il vero, l'unico, potere che conta, quello su sè stessi.
Parlo a ragion veduta perchè lo stato d'animo che descrivo emerge con chiarezza nei messaggi di una delle mailing list cui partecipo, e non è facile spingere le energie in senso costruttivo piuttosto che distruttivo. E' più facile, direi quasi naturale, concentrarsi sulla difesa del potere apparente che si ha, piuttosto che abbandonarlo in parte per riconquistarne un altro divenuto ignoto.

E' "curioso" che mentre noi ci stiamo accorgendo della trappola in cui ci siamo cacciati, le donne anelino entrarci come suprema prova di emancipazione. C'è da chiedersi anche quanta parte del mondo femminile si rende conto del proprio potere nascosto, e quanta sia disponibile a rimetterlo in discussione come viene chiesto agli uomini per il loro, piuttosto che considerarlo un fatto acquisito e naturale. Voglio dire insomma che le discussioni sul rapporto fra il mondo maschile e quello femminile dovrebbero tener conto di tutti gli aspetti.

Consentimi infine un'ultima nota sul nome del vostro sito, che ti offro come spunto di riflessione. Nel nome Maschioperobbligo è implicita, certamente contro le vostre intenzioni, l'attribuzione al maschile in sè dei connotati negativi propri di un certo maschile che criticate, e che rappresentano invece la deformazione dell'autentica maschilità, almeno per come io la sento.

Cordialmente
armando


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