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Da: "Pari Diritti per gli Uomini" - Marco Faraci
Data: venerdì 20 febbraio 2004 21.57
A: Paolo Sarti
Soggetto: Re: maschio per obbligo

Comincio subito con qualche osservazione.
Mi trova d'accordo l'idea che anche gli uomini possano essere liberato dai vincoli imposti dai ruoli sessuali tradizionali e quindi guardo con interesse ad alcuni spunti del vostro sito.
Non mi pare convince però l'impostazione di colpevolizzazione della maschilià che si evince sin dall'incipit del vostro sito.
Mi pare infatti che il vostro focus sia non tanto sul fatto che i vincoli imposti agli uomini colpiscono gli uomini, bensì sul fatto che i vincoli imposti agli uomini colpiscono soprattutto le donne. Mutatis mutandis sarebbe come se le prime femministe avessero fatto un manifesto sulla liberazione della donna che cominciasse più o meno così: "Fragile, frivola, leziosa, debole, timida, incapace di sopportare lavorare e di mantenersi: fin dalla più tenera infanzia la donna è condannata ad essere un'inutile parassita degli uomini."
In altre parole sarebbe come se le prime femministe avessero invitato le donne a liberarsi del ruolo tradizionale femminile non tanto per affermare la libertà e la dignità della donna, quanto in primo luogo per migliorare la condizione degli uomini. Come se le femministe avessero puntato in primo luogo a colpevolizzare la femminilità ed a fare sentire in colpa le donne per la loro dipendenza nei confronti degli uomini.

Io credo invece che sia corretto esaminare la condizione degli uomini secondo gli stessi criteri con i quali l'analisi femminista ha analizzato la condizione delle donne. Ed esaminare le aree di disagio maschile con la stessa comprensione e con lo stesso metro con cui l'analisi femminista ha valutato le aree di disagio femminili. Penso che applicare all'emancipazione maschile un metro di analisi diverso di quello applicato all'emancipazione femminile sia un approccio intrinsecamente sessista.

Qualche nota sulla vostra bibliografia - già adesso ampia e valida. Mi permetto di consigliare anche qualche possibile aggiunta. In primo luogo i due libri del sociologo Warren Farrell pubblicati in Italia ("Perché gli uomini sono come sono" e soprattutto "Il mito del potere maschile"). Farrell, ex femminista è stato l'unico uomo ad essere mai stato eletto nella direzione della National Organization for Women, è oggi il principale studioso della condizione maschile.
Mi parrebbero anche interessanti per il vostro taglio l'"Apartheid del sesso" di Martine Rothblatt ed il libro della mia amica (tra l'altro fiorentina) sulla coscrizione "Il servizio incivile" (per il quale ho scritto anche un appendice). Saluti, Marco


------------------------------------------------------------------------------------------------ La nostra risposta:

E' vero che si parte col senso di colpa, ma come non averne dato che il motivo per cui come Medici del Mondo abbiamo deciso di intraprendere questa campagna è quello di contribuire alla lotta contro la violenza alle donne, fenomeno la cui gravità e diffusione è sotto gli occhi di tutti?!
Dunque non siamo partiti con un progetto di "liberazione" maschile in senso ampio ma di denuncia contro quella componente violenta, incolta e prevaricatrice che ritroviamo in tanti comportamenti maschili della nostra società, anche ai più alti livelli di dirigenza.

A me non sarebbe sembrato del tutto fuori luogo se le femministe fossero partite da una denuncia degli aspetti negativi dello stereotipo femminile oltre che da una serie di rivendicazioni contro il maschio: questo avrebbe fatto bene al movimento femminista ed avrebbe anche suscitato più collaborazione maschile.
Insomma per uscirne migliori non si può solo rivendicare occorre anche fare autocritica e rivedere.
E infatti strada facendo ci è sembrato più corretto, anche sollecitati da alcune critiche pervenuteci (che abbiamo con cura analizzato e discusso e parte ne riportiamo fra le lettere del forum), iniziare a puntare il dito anche sulla violenza che gli uomini subiscono da parte delle donne (di altro tipo e per certi aspetti meno visibile) perchè in definitiva il raggiungimento di un rapporto produttivo, corretto fra i sessi non può prescindere da una rimozione bilaterale delle prevaricazioni e delle negazioni di genere.

Ti ringrazio infine per le interessanti segnalazioni bibliografiche (presto l'aggiornamento sul sito).
Saluti,

Paolo Sarti
Medici del Mondo
Progetto "Maschio per obbligo"


domenica 29 febbraio 2004 19.47

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